(P)rose dai venti nasce dalla curiosità, dalla voglia di conoscere e di saperne di più su paesi e culture di cui sappiamo poco e che stanno influendo sul nostro sviluppo sociale, culturale ed economico.

 

Nasce da una distonia sempre più  evidente tra informazione e conoscenza: internet ci permette di essere “collegati” con il mondo e di avere le informazioni in tempo reale, la comunicazione ed i media in generale ci parlano di realtà lontane da noi, ma non le raccontano, e noi non possiamo dire di conoscerle.

 

Nasce dalla voglia di capire quanta responsabilità pesi sulle spalle di un traduttore le cui parole hanno l’onere di tradurre non solo un testo, ma la cultura che esso rappresenta, quanta parte del “mondo globale” che ci circonda arrivi a noi filtrata dalla sua traduzione, quanto pesi nella nostra conoscenza o non conoscenza il tramite linguistico.  

(P)rose dai venti è un progetto che si articolerà nel tempo, sviluppandosi in più appuntamenti, ognuno dei quali si proporrà di indagare una terra individuata di volta in volta orientando la nostra bussola e seguendo idealmente un vento, che porta odori, suoni, storie come  la musica e le parole che già da tempo trovano una cassa di risonanza nella Val di Sella.  

Dal 21 al 23 maggio Borgo Valsugana (TN) sarà la sede della prima edizione del festival (P)rose dai venti, centro ideale da cui muovere i passi per questo viaggio. Strade, edifici storici, spazi industriali dismessi e luoghi pubblici della cittadina sul fiume Brenta dominata dal suggestivo Castel Telvana diventeranno il crocevia di storie, racconti e testimonianze.  

 

In questa prima edizione abbiamo rivolto il nostro sguardo a Est, seguendo idealmente il vento di Levante verso  il confine che sentivamo più urgente varcare.

Attraverso la riflessione con autori, traduttori, giornalisti, imprenditori, figure che a diverso titolo conoscono i territori che ci prefiggiamo di studiare, cercheremo con questo primo appuntamento di  sapere un po’ di più di Romania, di Russia, di Transnistria, di Est.

L’obbiettivo, ambizioso, è quello di fornire qualche chiave di lettura e di contagiare con la nostra stessa curiosità anche il pubblico. Per questo abbiamo articolato il festival in tre giornate, ciascuna con una tavola rotonda cui si affiancano in momenti separati le presentazioni dei libri ad esse collegati, e, in serata, le proiezioni del documentario “Tradurre” di Pierpaolo Giarolo, del film “Francesca”di Bobby Panescu e  lo spettacolo teatrale “Donna non rieducabile” di Stefano Massini, dedicato ad Anna Politkovskaja cui da corpo e voce la straordinaria Ottavia Piccolo.

 

Tre giorni che consentiranno di approfondire un argomento seguendolo nelle diverse declinazioni proposte. 

 

I fili rossi del festival saranno due: una mostra fotografica originale di un giovane foto reporter Gughi Fassino, su un paese ai più sconosciuto, la Transnitria, uno stato in territorio moldavo, situato al confine orientale  dell’Europa con l’Ucraina, dichiaratosi autonomo dopo il crollo dell' Unione Sovietica ma tutt’ora non riconosciuto dalla comunità internazionale. Uno stato fantasma dominato della mafia russa e considerato il  supermercato per il rifornimento illecito di armi da parte di molti gruppi terroristici.

 

E le immagini di un giovane autore, Pierpaolo Giarolo, che apriranno e chiuderanno il festival. L’apertura venerdì sera con  la proiezione del documentario “Tradurre”  che parla del ruolo del traduttore, del suo approccio alla lingua e alla cultura, del suo essere ponte, articolando un dialogo con traduttori tra loro molto diversi, da Erri De Luca a Nadia Fusini a Anna Nadotti e molti altri.

 

La chiusura domenica sera, con un corto dedicato al festival, è infatti affidato alla sua sensibilità il compito di raccontarci per immagini questa prima edizione di (P)rose dai venti.